venerdì 9 agosto 2013

Pietro Germi



Il genovese Pietro Germi (1914-1974) è stato uno dei migliori registi italiani di sempre, spesso ostracizzato dalla critica italiana, specie quella di sinistra, per la sua indipendenza politica, ha creato alcuni dei capolavori assoluti della commedia all'italiana, ma anche polizieschi noir e film neorealisti di notevole impatto. Ha vinto incarriere un oscar per la sceneggiatura, un festival di Cannes, 2 David di Donatello e 8 nastri d'argento. La filmografia da regista conta 19 titoli, purtroppo il ventesimo non riuscì a girarlo perché stroncato dalla malattia, e lo cedette all'amico Mario Monicelli si trattava del bellissimo "Amici miei".










1 - Divorzio all'italiana, Italia, 1961.
Uno dei massimi livelli raggiunti dalla commedia all'italiana. Germi spinge agli estremi gli stereotipi tipici del nostro Sud aiutato da un Mastroianni in forma strepitosa nel ruolo di Fefè che cerca di spingere la moglie fra le braccia di un amante per poterla fare fuori con la scusa del delitto d'onore. Con ironia, arguzia ed un po' di sana cattiveria Germi prende di mira l'arretratezza del nostro paese sia a livello culturale che legislativo, ovvero il vergonoso articolo del codice sul delitto d'onore, e la mancanza di una legge sul divorzio. Ben tre candidature all'Oscar, quella per la sceneggiatura ottenne anche l'ambita statuetta, mentre regia e Mastroianni no. Sotto l'esilarente scena dell'arringa.








2 - Sedotta e abbandonata, Italia, 1964.
Come il precedente "Divorzio all'italiana" Germi prende di mira con ironia ed intelligenza una certa cultura meridionale ancora radicata nella provincia italiana. Bellissima fotografia e strepitoso cast, specie di caratteristi, con Saro Urzì (premiato non a caso come miglior attore al festival di Cannes) e Leopoldo Trieste su tutti. Molto divertente. Nella clip sotto l'intero film.







3 - Un maledetto imbroglio, Italia, 1959.
Rielaboranto molto liberamente in fase di sceneggiatura insieme a Ennio De Concini ed Alfredo Giannetti il romanzo di Carlo milio Gadda "Quer pasticciaccio brutto de via Merulana" Germi crea una specie di noir all'americana ambientato a Roma. Lui stesso ne è protagonista insieme ad una bellissima Claudia Cardinale. Un film complesso, affascinante e molto originale e diverso rispetto al cinema italiano del tempo. Sotto un bello spezzone.










4 - Signore & signori, Italia, 1966.
Germi completa il suo trittico sugli italici malcostumi tornando nel suo Nord e prendendo di mira un certo perbenismo borghese tipico dell'Italia del boom. In collaborazione con Luciano Vincenzoni, Age & Scarpelli e non accreditato, Ennio Flaiano, Germi confeziona un ritratto spietato e beffardo di una certa provincia italiana, toccando all'epoca parecchi nervi scoperti. Altro capolavoro del cinema italiano. Il film vinse il festival di Cannes.






5 - Il ferroviere, Italia, 1956.
Considerato uno degli ultimi sossulti neorealisti del cinema italiano, è una pellicola popolare che all'epoca riscosse molto successo di pubblico ma anche una pioggia di critiche per il personaggio protagonista (interpretato da Germi stesso) che non rispecchierebbe l'operaio come lo intendeva la sinistra italiana. Il film racconta infatti la dura vita del ferroviere Andrea, ed i suoi problemi nei rapporti con la famiglia, peggiorati soprattutto da una mentalità arretrata allora mo



6 - In nome della legge, Italia, 1948.

Germi dirige un film assai innovativo per il cinema italiano, questa pellicola è infatti considerata uno dei primi film sulla mafia mai girati, ed è sicuramente precursore di un certo cinema sociale che in Italia sarà sulla breccia negli anni Sessanta. E' la storia di un giovane magistrato di Palermo (Massimo Girotti) inviato in un paesino dell'entroterra siciliano, qui dovrà fari i conti con i notabili locali e con la malavita oganizzata. Molte critiche tuttavia suscità l'ambiguità del finale.


7 - L'uomo di paglia, Italia, 1958.
Insieme a "Il ferroviere" è il film che scatenò le ire settarie della critica cinematografica di sinistra, infatti qui Germi tratteggia la trasformazione della società operaia in borghese attraverso la storia e la passione del suo protagonista. Visto con gli occhi di oggi è un film che ritrae con acuto realismo la trasformazione della società nell'italia pre Boom.





8 - Gioventù perduta, Italia, 1947.
Massimo Girotti è il protagonista di questo singolare noir girato però con una tecnica tipica del neorealismo. Il film che racconta di un poliziotto sulle tracce di malviventi nella Roma del dopoguerra, fu all'epoca accusato addirittura di eccessiva violenza, questo proprio per il suo crudo realismo. Sottovalutato.





9 - Serafino, Italia, 1968.
In questa curiosa commedia agreste, incentrata intorno al bizzarro personaggio del pastore Serafino, spirito libero e indipendente e cervello non proprio fino, Germi riesce persino ad esaltare le doti (?!) recitative di Adriano Celentano. Ancora una volta il cineasta genovese confeziona un'opera originalissima e divertente.




10 - Il cammino della speranza, Italia, 1950.
Un gruppo di minatori siciliani che ha perso il lavoro cerca disperamente di emigrare in Francia alla ricerca di una nuova vita. Racconto sociale e melodramma si mescolano in un film che da forte il senso del malessere e di poverta dell'Italia del dopoguerra. Uno spaccato che ancora oggi colpisce.


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